“Se mi lasci è la fine”: come superare la paura dell’abbandono

“Se mi lasci è la fine”: come superare la paura dell’abbandono

orma - barbara cicconi

Perduto è sol chi se stesso abbandona.
Matteo Maria Boiardo

attesa - barbara cicconiQuando il mio compagno va via per lavoro mi sento malissimo. Passo ore a piangere…sono terrorizzata. Mi sento sola. Mi viene da controllare il cellulare continuamente e ogni volta che vedo
che non c’è un messaggio né una chiamata vado nel panico…Quando lui ritorna però io mi sento una furia dentro e lo prendo a brutte parole…Lui ormai è stufo…passa sempre più tempo fuori casa e io non so più che fare
!”

Maria* vive con la paura di perdere il compagno. E’ convinta in cuor suo che prima o poi le relazioni importanti per lei finiranno, lasciandola sola e disperata. È confusa e non riesce a  comprendere il motivo dell’ ansia che la colpisce all’improvviso quando il marito si allontana o le appare distratto e distante.

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Poi un giorno, riflettendo su quei momenti di panico, in lei emerge un’immagine: la porta della sua casa di bambina, una porta che passava ore a fissare aspettando il ritorno del padre. Un’attesa vana.

Il padre se ne era andato con un’altra donna. Una strega lo aveva portato via come in un sortilegio, così la madre le aveva spiegato l’abbandono del marito. E lei per mesi rimase ad aspettare la fine dell’incantesimo, il momento in cui il padre sarebbe tornato in sé e avrebbe finalmente varcato quella soglia.

In realtà quella porta rimase chiusa. Così come chiusi in sé rimasero i sentimenti di angoscia, panico, dolore e rabbia che continuarono a scorrere in un fiume sotterraneo nella sua anima.

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Maria* ricordò che in fondo quel padre l’aveva abbandonata  già  prima di quell’ultima perdita drammatica. In realtà  la sua era stata una storia di perdita continua, giorno dopo giorno. Il padre era solito stare intere serate lontano da casa, dedito ad avventure clandestine coperte con la scusa del lavoro.

Poi di notte tornava. Maria* si svegliava per le urla della madre. Sentiva i genitori discutere ed era colta da un sussulto. Un click nel cuore che la spingeva ad ascoltare quei discorsi accalorati in cui la madre alternava pianti ad attacchi d’ira, mentre il padre con una voce glaciale continuava a ripetere che non era successo nulla di grave.

Tutto terminava da copione con la promessa da parte del padre di smetterla di vedere altre donne. Promesse di fedeltà assoluta che per un po’ calmavano le acque. Il sipario si chiudeva su quello psicodramma familiare fino al successivo atto. Tremendamente uguale al primo. Finché alla fine una delle “streghe” riuscì a portare via per sempre in un incantesimo quel padre, maschera - abbandonolasciando la madre attonita, congelata nella dolorosa speranza dell’attesa.

Maria*, come tutte le persone che vivono intensamente l’ansia d’abbandono, è convinta che prima o poi rimarrà sola (Young, 2004). Prova una profonda disperazione nei confronti dell’amore, vissuto sempre con un intenso senso di precarietà, come se un incantesimo l’avesse condannata a perdere prima o poi i legami importanti.

Spesso capita che le persone con questo schema si sentano facilmente abbandonate dal punto di vista affettivo.

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Qualsiasi momento che preveda un’interruzione del contatto può far sprofondare di nuovo la persona in quell’antica angoscia irrisolta. Anche quando il partner appare più distratto o distante, magari intento a navigare in rete o a guardare il cellulare, una persona che ha lo schema di abbandono può soffrire molto. E quanti partner rimangono increduli di fronte alla rabbia e all’ansia che si attivano anche solo perché non hanno prestato la giusta attenzione alla propria compagna.

Di  frequente si osserva che le ansie di abbandono si originano in ambienti familiari instabili, in cui uno o entrambi i genitori non sono riusciti a garantire una sufficiente stabilità affettiva. E ciò può avvenire in tante e svariate occasioni: ricoveri o lunghe assenze della madre, divorzi o intensi litigi tra i genitori, frequenti tradimenti da parte di un genitore verso l’altro, l’aver vissuto esperienze come il collegio o cure da parte di molte e diverse baby sitter.

A volte le esperienze di abbandono sono meno evidenti, ma non per questo meno dolorose. Mi riferisco  a quei  cronici vissuti di imprevedibilità della reazione di un genitore a causa di frequenti esplosioni di rabbia, depressione o abuso di alcol. Spesso si osserva che queste esperienze di cronica imprevedibilità della reazione del genitore possono spingere il bambino a seguirlo antique-990367_960_720come un’ombra.

In apparenza il bambino sembra molto legato al genitore da cui non si vuole separare. In realtà non può permettersi di allentare il controllo e il monitoraggio sul genitore imprevedibile.

Ma quali sono gli effetti in età adulta di un tale clima familiare?

In realtà da adulti si può tendere ad essere irresistibilmente attratti da partner che non vogliono o non possono impegnarsi in una relazione stabile e ci si ostina a portarla avanti.

Partner già impegnati o che viaggiano molto o abitano lontano, Peter Pan e immaturi o maniaci del lavoro. Appaiono eccitanti tutte quelle persone che ricreano in qualche modo quel mix di speranza e dubbio nell’amore.

puzzle-654957_960_720Quei partner che amano in modo instabile. E’ qualcosa di attraente perché familiare e conosciuto. E noi funzioniamo così: siamo sempre portati a ricreare relazioni già sperimentate nell’infanzia, come se da adulti volessimo inconsciamente rivivere quei rapporti per dominarli. Per vincere finalmente l’antica battaglia contro l’instabilità.

In età adulta quindi si può tendere a stabilire un legame morboso con un partner e soffocarlo con la gelosia, la possessività e la rabbia fino a  farlo allontanare veramente.

A volte si può invece avere l’atteggiamento opposto ed evitare del tutto le relazioni intime, assumendo magari alcol per contrastare la solitudine.

Che fare quindi se ci si accorge di essere intrappolati nella paura dell’abbandono?

wooden-bridge-919081_960_720Per prima cosa è importante divenire consapevoli della propria storia. Ci si può fermare a pensare quali sono i momenti nel presente in cui proviamo angoscia d’abbandono.


Quale è l’immagine che rappresenta il momento peggiore? Cosa provo nel pensare a quel momento? Cosa dico di brutto di me stesso? Dove sento nel corpo queste emozioni? Cosa mi ricorda tutto ciò?

Questi sono spunti utili a creare un ponte emotivo presente-passato e traghettarci così là dove probabilmente si è originato il problema presente.

E’ utile anche capire la nostra storia affettiva per comprendere l’esistenza di un comune denominatore delle nostre relazioni affettive.

Cosa hanno in comune le nostre passate relazioni sentimentali? Cosa è che mi ha sempre attratto nei partner?

E’ anche importante imparare a convivere con i momenti di solitudine, cercando di tollerare i fisiologici momenti di separazione dal partner. Del tutto normali in un rapporto di coppia.

Cosa ultima è, se si è soli, darsi la possibilità di frequentare persone più stabili, che ci possano offrire maggiore prevedibilità. Dare loro una possibilità anche se non fanno suonare le campane e non ci danno quell’euforia narcotizzante che ci garantiscono i partner imprevedibili.

Indispensabile è comprendere  quel bambino o quella bambina feriti dentro di noi per potergli garantire finalmente un po’ di pace. Scendere quindi dall’ottovolante che tanto ci ha eccitato, ma che ci ha creato continui tumulti interiori.

Ritornare ad avere una profonda compassione e amore verso se stessi.

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Barbara Cicconi, Blog mind.

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