La famiglia del narcisista: il legame stretto con la madre

La famiglia del narcisista: il legame stretto con la madre

Edipo: “La mamma è contenta”
Umberto Eco

 

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“Leonardo* è veramente un bambino speciale. A scuola è il primo e le maestre gli danno sempre la parte del protagonista nelle recite… E’ il mio ometto. Lui sì che mi aiuta nelle decisioni da prendere, invece suo padre…”

boy-286811_1920Queste le trionfanti parole di Marta*, la madre di Leonardo, un vivace ragazzino di prima media, mentre mi sventola fiera le pagelle del piccolo prodigio come fossero trofei di guerra. Lei sì che era diversa dalle madri dei compagni del figlio, capaci per lei solo di fare la calza e lavare i piatti.

Suo figlio sì che era diverso dagli altri bambini: guardava “Report” e il TG, leggeva i libri di Diritto civile del padre e non seguiva “Amici” in televisione!

Peccato che Leonardo*, ad un certo punto, non sapendo più chi “scegliere” tra la madre e gli amici (e il resto del mondo), si fosse improvvisamente bloccato e avesse iniziato a rifiutarsi di andare a scuola.

Una madre seduttiva e un  ragazzino  al bivio che doveva decidere se iniziare una carriera da narcisista prodigio o esprimere semplicemente i suoi legittimi bisogni di bimbo.

Infatti un genitore del narcisista,  spesso la madre,  educa suo figlio riservandogli  un trattamento speciale. E’ un genitore che tende a viziare il figlio imponendogli pochissime regole. E’ anche da questa mancanza di rigore e dal permissivismo materno che nasce la difficoltà tipica dei narcisisti di rispettare le regole e avere il senso del limite.

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Il narcisista infatti è una persona che poco tollera la disciplina, tanto che spesso tende a trasgredire i limiti e le norme di civile convivenza. Comunque il genitore che vizia il figlio e si mostra eccessivamente indulgente nei suoi confronti non si comporta così per soddisfare i bisogni del bambino ma i propri attraverso il figlio. E’ un genitore che cerca di soddisfare più i bisogni materiali che quelli emotivi del proprio bambino.

Di solito poi è un genitore che idealizza il figlio, riversa su di lui elevate aspettative, manca generalmente di empatia, trascura le necessità del bambino ed è poco affettuoso. Anche se poi mostra atteggiamenti di grande affetto di fronte ad altre persone, a scopo dimostrativo, o quando lei stessa ne ha bisogno.

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La madre del narcisista è spesso una moglie trascurata dal marito che tende a disinvestire sul proprio compagno per investire tutte le proprie energie sul futuro narcisista, il figlio prescelto. E facendo ciò inconsapevolmente lo seduce: si rivolge al figlio per ricevere l’affetto che non le viene più dato dall’altro coniuge, facendolo sentire unico e speciale.

E’ come se ci fosse un patto segreto e inconsapevole tra madre e figlio: la madre starà vicino al suo adorato bambino se lui continuerà a farla sentire una persona speciale attraverso il suo essere un bimbo unico e speciale. E il bambino non ha scelta, deve aderire a questo patto perverso affinché non avvenga la cosa da lui più temuta: il rifiuto e l’abbandono da parte della madre.

Spesso nella famiglia narcisista avviene questa triangolazione edipica: il figlio è alleato con la madre contro il padre o, viceversa, la figlia è alleata con il padre contro la madre, comune nemica.

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In queste famiglie c’è spesso una grande distanza tra coniugi e il figlio, futuro narcisista, stringe  un’alleanza segreta con il genitore di sesso opposto. Forse per questo i narcisisti da adulti continuano ad essere molto competitivi nei confronti degli altri uomini e tendono con grande naturalezza a voler conquistare donne già impegnate. E’ come se continuassero nell’età adulta a ricreare l’antico triangolo edipico, in cui devono avere-salvare una donna dal proprio cattivo compagno e tenerla per sé. La storia si ripete e lui per avere una donna deve competere con un uomo, che nella sua testa è il temuto e odiato padre.

Un complesso di Edipo irrisolto che questi uomini tendono a riproporre continuamente in età adulta, senza mai trovare pace.

E il primo passo è divenire consapevoli del fatto che forse nel rapporto con nostra madre abbiamo imparato che per essere amati occorre essere unici e speciali, mentre in realtà la sola cosa necessaria era essere visti per ciò che eravamo: bambini che avevano il bisogno di essere amati in modo incondizionato.

 


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