La famiglia del narcisista: il padre onnipotente – Seconda parte

La famiglia del narcisista: il padre onnipotente – Seconda parte

“E’ vero, non mi hai praticamente mai picchiato. Ma le tue grida, la tua faccia paonazza, le bretelle slacciate e tenute pronte sulla spalliera della sedia, erano quasi peggio”
Kafka

                    zeus

Come abbiamo visto nella prima parte dell’articolo, molto spesso i narcisisti vivono nell’infanzia un rapporto difficile con un padre critico, duro ed esigente, tanto che a volte l’umiliazione paterna  può assumere i connotati di un grave abuso, cioè di una violenza verbale e/o fisica continua perpetrata nei confronti del figlio. L’aggressività paterna subita nell’infanzia può generare nell’adulto una forte dose di rabbia che può giungere fino all’odio verso gli altri, anticamera del  narcisismo maligno.

angry-man-274175_960_720La paura del bambino si trasforma nel tempo in odio, con effetti tossici sia per chi odia sia per chi viene odiato: se la parte emersa dell’iceberg è fatta di rancore, la parte sommersa contiene ancora l’antico timore dei primi anni.

Da ragazzino ancora quell’uomo mi faceva tanta paura: avevo paura di raccontare cosa mi era successo a scuola, le partite di calcio perse, le coetanee che mi ignoravano. A quel tempo non ero consapevole del mio timore, ma mi limitavo a stare zitto, a chiudermi e cercare una rivalsa nello studio, un campo quello in cui potevo pensare di superarlo. Un continuo tentativo di riscatto che mi dava un po’ di sollievo dall’ansia di quella  competizione”.

superman-1275374_960_720Queste le parole di Lucio*, un professionista molto preparato nel suo lavoro quanto sofferente di un’ipertensione che sembra derivare da un eccesso di stress da competizione.

Più spesso l’umiliazione paterna sfocia in un senso costante di inadeguatezza, l’idea inconsapevole che, qualunque cosa si faccia, non si aderirà mai alle stellari aspettative paterne.

Il padre è spesso critico fino  a divenire  svalutante. E uno dei bersagli privilegiati del giudizio paterno sono le emozioni del bambino, in particolare quelle ritenute poco “da maschi”: la tristezza, il dolore, la paura e la vergogna.

sunset-1209122_960_720Tale atteggiamento può divenire una repressione continua perpetrata dal padre (e a volte anche dalla madre) nei confronti di una personalità in via di formazione:

Non piangere, sei un ometto”, “Tu non devi avere paura di niente”, “I maschi non devono essere deboli”.

E quel bambino cercherà di diventare “l’uomo che non deve chiedere mai”, perdendosi in realtà tantissimi aspetti vitali dell’esistenza, in particolare la capacità di essere in intimità vera con un altro essere umano.


heart-shadow-1188483Una conseguenza della dominazione genitoriale potrebbe essere infatti  il mito dell’
indipendenza affettiva, caratteristica  dei narcisisti: pensano di non aver bisogno di nessuno e di (dover) essere completamente autonomi e autosufficienti.

Il narcisista potrebbe inoltre dover pagare un altro prezzo per il controllo genitoriale subito: potrebbe divenire fobico rispetto alle emozioni,  perdendo così il contatto con il proprio corpo, sede e origine dell’espressione emotiva.

robot-916284_960_720Un robot incapace  di provare vero piacere, tanto che spesso i narcisisti appaiono rigidi e controllati anche nell’atteggiamento corporeo che risulta spesso poco fluido e quasi meccanico.


Di qui forse l’ossessivo ricorso alla
pornografia e l’ attrazione per tutto ciò che è perverso: aver perso in giovane età il contatto con le emozioni e le sensazioni corporee può rendere difficile sentire, e quindi necessaria la ricerca di stimoli sempre più forti per raggiungere la soglia di eccitazione.

pills-4-1329602Di frequente inoltre l’unico contatto con il corpo che rimane al  narcisista è il sintomo ipocondriaco: il corpo è un nemico che deve essere scandagliato continuamente. Probabilmente il sintomo fisico è (ed era) l’unica espressione di fragilità che può sentire, l’unica forse tollerata dalla sua famiglia.

Le critiche continue e ripetute possono poi generare il senso sotterraneo di vergogna tipico del narcisista, il sentire che qualcosa dentro di sé non va e in fondo non si è degni d’amore (ma solo di ammirazione!). E’ la paura di essere scoperti nella propria difettosità, il senso pervasivo di pericolo che si attiva quando il narcisista è insieme agli altri. La sensazione che tutto possa crollare da un momento all’altro.

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In questo consiste la fragilità del narcisismo (e così si spiegano anche quei vaghi sintomi di ansia che il narcisista presenta a volte in terapia): il personaggio potrebbe improvvisamente crollare, svelando la persona priva di valore che è convinto ci sia al di sotto.

26996894940_b28fc9d325_bPerciò si sente costretto a nascondere i propri pensieri e sentimenti più autentici. E così facendo paga un prezzo altissimo poiché perde la gioia, la fiducia, l’intimità.

Tutto va perso, sostituito da una corazza scintillante e inaccessibile.

Ma si tratta solo di un sollievo immediato e di un’illusione. Dentro  continuerà a sentirsi sempre inadeguato e non amato.

Per quanto possa combattere il senso di inadeguatezza, tale sentimento non è un nemico esterno da combattere, ma vive dentro di lui.

E continuerà a perseguitarlo come un fantasma finché non deciderà a guardarsi allo specchio.

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Barbara Cicconi, Blog mind.


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