PNEI (PsicoNeuroEndocrinoImmunologia)

“L’ira: un acido che può provocare più danni al recipiente che lo contiene che a qualsiasi cosa su cui venga versato”
Seneca

 

 

abstract-17912_960_720Negli ultimi anni le ricerche in medicina e nelle neuroscienze hanno mostrato che sistema nervoso, endocrino ed immunitario sono strettamente connessi  tra loro e integrano le proprie risposte con il cervello (Poli, 2014).                                       

Pensiamo oggi ai moltissimi disturbi correlati allo stress, che vengono spesso affrontati con antiipertensivi, anticolesterolemici, antidolorifici, sonniferi, ansiolitici, antidepressivi per malesseri che vanno dall’acidità gastrica, al colon irritabile, dai dolori muscolari alla cefalea, dall’ipertensione, fino all’insonnia, ad alterazioni del peso, ai disturbi sessuali e alle dipendenze.

La PNEI: lo stretto rapporto mente corpo

La PsicoNeuroEndocrinoImmunologia (PNEI) è la scienza che studia i rapporti tra mente, sistema nervoso, sistema endocrino e sistema immunitario.

Il rapporto  tra sistema nervoso centrale e sistema immunitario, già da tempo ipotizzato in base a studi sull’animale e sull’uomo, oggi rappresenta un elemento di fondata certezza e si comincia a guardare con più interesse e credibilità all‘azione di interferenza negativa o positiva della mente sul corpo.

La PNEI ci mostra l’essere umano come una meravigliosa struttura energetica di mente e corpo in continua integrazione reciproca, in cui il sistema libico (area del cervello responsabile dell’origine e della gestione delle emozioni, il così detto “cervello emotivo”) ha uno stretto rapporto con il sistema endocrino e il sistema nervoso autonomo. In particolare l’interazione tra “cervello emotivo” e sistema nervoso autonomo permette la modifica di  funzioni come la motilità viscerale, il ritmo sonno-veglia, l’appetito.

Molti sintomi fisici quindi hanno un’origine psicologica e oggi finalmente le ricerche stanno dimostrando ciò. Questo è il motivo per cui appare sempre più importante lavorare anche su aspetti psicologici per affrontare problematiche come ad esempio l’insonnia o disturbi di tipo gastro-intestinale.

Al vecchio concetto di corpo come qualcosa separato dalla mente si sostituisce quello di psicosoma (body mind) in cui ogni aspetto psicofisico umano è visto come parte di un’unica realtà (Poli, 2014).

Le emozioni abitano il corpo

brain-in-hand-1312350La psiche quindi può avere  un ruolo importante in alcuni processi di guarigione. Oggi si evidenzia sempre di più il ruolo della repressione delle emozioni, in particolare della rabbia,  all’origine di alcuni sintomi medici aspecifici, inspiegabili e vaghi (i MUS, medically unexplained symptoms). Questo si spiega perché le emozioni si manifestano nel corpo o, per dirla con le parole della dott.ssa Poli “le emozioni abitano il corpo”.

Quindi, che fare per guarire le emozioni?

E’ necessario tornare a sentire il corpo.

Oggi ciò appare molto problematico perché viviamo in un’epoca in cui il corpo viene esibito, trattato chirurgicamente, silenziato con gli psicofarmaci o combattuto come un nemico, ed è quest’ultimo il caso di chi è ipocondriaco o ha un’ossessione per le malattie.

E per tornare a sentire il corpo è necessario capire la biochimica delle emozioni.

Ogni emozione può essere sentita e, in ultima analisi, nessuna di esse è negativa.                                                       

ondaAll’origine le emozioni sono come onde energetiche in risposta a stimoli esterni (es. qualcuno mi critica) o interni (es. ripenso alle critiche del mio partner). Come ogni onda, l’emozione ha un punto di innesto, una salita e una discesa e, se lasciata fluire, una fine. Sentire il corpo e le emozioni non significa cadere nell’onda e farsi travolgere, ma neppure combatterla e reprimerla.


Sentire l’onda emotiva vuol dire fare l’esperienza di essa nel qui e ora, tollerandola, nella consapevolezza che
l’onda fluisce e passa se non ci opponiamo ad essa.

Spesso culturalmente si associano le emozioni alla fragilità: dire a qualcuno che è emotivo equivale ad etichettarlo come una persona fragile. In realtà spesso è vero il contrario: chi inibisce e vuole rigidamente controllare le emozioni in realtà indossa un’armatura fragile, che prima o poi si spezzerà nell’impatto con alcuni eventi di vita.

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